09/05/2010

Breve discorso sopra le zeche in universale

Essendosi nelli precedenti capitoli fatta menzione di molti ordini
particolari finora osservati nel far le monete cosí d'oro come
d'argento, mi par anco esser cosa convenevole, per modo di
replicazione, di nuovo trattarne in universale. Però dico che in zeca
alcuna, dal tempo che si sono cavate le fatture dal corpo o dosso
delle monete in qua, non si è mai lavorato, né meno si lavora se non
in disproporzione, o di qualche poco o di assai, in quanto alla real
forma ora proposta. E il piú delle volte si lavora con quegli ori ed
argenti o monete vantaggiose, che nelle istesse cittadi ove si fanno
le zeche esser si trovano, per far danari per uso delle proprie cittá,
i quali alle volte sono poi stati trasportati in altri luoghi e spesi
per maggiori valori di quelli ch'erano stati fatti; la qual cosa è di
molto utile ad alcuni particolari, ma di grandissimo danno a molti.
Laonde si dee molto ben considerare che il rimovere questo disordine
sará ottimo fatto; imperoché pare non esser cosa ragionevole che le
monete e d'oro e d'argento, levate di zeca dai superiori sotto i
valori da essi a dette monete dati, siano poi spese per alterati
valori incerti ed incogniti, i quali alle volte sono dati cosí da
alcuni particolari a molte sorti di monete, sotto titoli e sopranomi
da loro imaginati ed approbati. E cosí anco dal detto tempo in qua si
è lavorato e lavorasi in qualche disproporzione in generale da un
paese all'altro; onde ne segue, com'ho giá detto, che molte volte con
bandi de' prencipi i danari vengono calati di valore, non sapendo poi
i popoli se debbano pigliare o gli scudi o certe sorti di monete, con
loro gran danni, come di ciò è notorio quasi in tutta Italia ed in
altre province. E, stando le cose nell'essere che si trovano, non si
fará mai altro che fondere e rifondere oro ed argento coniato, per
riconiarlo in altre monete, con infinito consumamento di ferramenti,
rami e piombi per affinarlo, e carboni, cruggiolli e molte altre cose
simili, che sono tutte spese inutili e dannose, e che si leverebbono
via osservando gli ordini del _Discorso_. Conciosiaché di ogni
diecimila scudi, che in ciò si spendono, non si spenderebbe, per cosí
dire, un solo scudo nel far danari, perché non accaderebbe farli se
non una volta sola.

 

Sette capi principali e fondamenti stabili, che riducono il _Discorso_
a perfezione.


I. Una parte di pur'oro a peso per dodici d'argento di coppella giuste
e ferme.

II. L'apprezzar sempre l'oro lire 72 l'oncia, e parimente l'oncia
dell'argento lire 6 imperiali, cosí quello che nel tassar le monete
giá fatte vi si troverá essere, come quello che sará posto in zeca per
monetarlo.

III. Il levare i molti rotti, che si faceano nelle leghe o finezze nel
far i danari.

IV. Che i variati e diversi pesi delle libre usate per detti preciosi
metalli, tutti siano ridotti e mantenuti per sempre conformi e giusti
al peso del campione della libra osservato nella zeca di Bologna; e
che siano generalmente usati, cosí nel fare le monete nuove, come nel
fare l'universal tassa di tutte le monete finora fatte.

V. Il non permettere che si cavino le fatture dal corpo delle monete.

VI. Il porre o imprimere su le monete di qualunque sorte, cosí d'oro
come d'argento, che di nuovo si faranno, le note del loro valore,
sotto titolo d'«imperiale» della lega o finezza e del numero di quante
ne vadino alla libra; e con tal ordine, che da tutti possano esser
conosciute e facilmente intese.

L'osservar un sol ordine tanto nel tassare quanto nel far le
monete e d'oro e d'argento, dal qual ne succederá che i danari
resteranno per sempre regolati.

Avvertimenti a' prencipi dell'onore ed utile, che tanto a loro come ai
loro popoli ne seguirá, s'essequir faranno le presenti cose.


Fra l'altre degne ed onorate azioni dalli prencipi nelli loro maneggi
fatte, si è procurato, come si sa, con ogni studio di fare che nelli
loro Stati e regni siano fatte belle e buone monete e d'oro e
d'argento, accioché fossero e per memorie de' nomi loro, ed anco
perché fossero spese ed accettate per i debiti valori tanto nei domíni
loro come in altri luoghi. Nondimeno, perché nel farle gli ordini sono
stati e sono diversamente osservati da una provincia all'altra ed anco
da una cittá all'altra, essi non hanno mai potuto effettuare questo
loro cosí giusto desiderio. Or, accioché una volta si dia fine a cosí
gran travaglio, ho pensato col mezo di queste mie deboli fatiche
avvertirli che, se vorranno che sia essequita questa loro buona
volontá, non dovranno permettere che per l'avenire siano fatte le
monete se non con gli ordini universali, cioè sotto una regola sola,
la qual nel _Discorso_ vien proposta; onde ne avenirá ch'esse monete
resteranno per sempre nelli loro reali dati valori, e ciascuno nelli
pagamenti riceverá il fatto suo con oro ed argento coniato con giusta
e regolata proporzione, cosí delli pesi come delli valori. Oltreché,
si conoscerá il fino ed il brutto, uniti ed anco separatamente, di
qualunque sorte di monete, cioè se saranno a finezza o lega di once
11-1/2, 11, 10, 8, 6, 4, 2, o d'altre: cosa che non si può giá cosí
facilmente fare per altri ordini ch'io sappia, e massimamente per
quelli che di presente in molte cittá e province si usano.

Ed affinché si dia principio a questo cosí degno fatto, essorto essi
prencipi e signori a cominciar di voler e fare che le loro reddite o
entrade siano ricevute in monete d'oro e d'argento, solamente in
ragion di puro e di fino; ed anco a fare una nuova correzione sopra
l'essazione dei loro dazi per conto dei pagamenti, cosí di quelli di
gran somma, come di quelli di poca importanza, la qual essazione sia e
s'intenda regolata per sempre a ragion di moneta imperiale: il che non
potrá giamai tornar danno e preiudicio ad essi prencipi ed ai loro
popoli in modo alcuno. Oltreché, tutto ciò facendo, li dazi cosí
regolati saranno e resteranno per l'avenire chiari ed intelligibili a
qualunque persona, e terriera e forestiera, senza disputa alcuna.

Oltre di ciò dico che, se, dopo che sará stato posto l'ordine
universale nelle zeche, prencipe alcuno ricercato fosse di concedere
che nello Stato suo fossero fatte le monete sotto un altro peso o
campione, che fosse piú leggiero del detto della libra di Bologna, e
quasi sino alla quantitá d'un grano (se ben l'oro e l'argento si
apprezzassero sotto i valori di lire 72 e di lire 6 l'oncia, e che le
once dipendessero dal partimento di una libra cosí scarsa); tal
prencipe non mai dovrebbe ciò in alcun modo tolerare per diverse
cagioni, ed in particolare perché non riuscirebbe il giusto peso nelle
monete: quali, essendo poi reviste dalli contisti in altri paesi,
riuscirebbono anch'esse scarse, e non vi si troverebbe dentro il
giusto peso del fino per cagion di tal leggerezza; e perciò non vi si
potrebbono portare se non con perdita, e la spesa fatta nel farle
coniare vana sarebbe, percioché venirebbono di subito tassate, e non
vi si spenderebbono se non per la rata del fino che in esse ed in
ciascuna di loro esser si trovasse. Egli è ben vero che, se l'oro e
l'argento non coniato, over in monete ridotto, fosse particolare a
cittá per cittá ed a luoghi per luoghi, come sono le misure e pesi,
che, se ben sono differenti da una cittá all'altra, ciò poco importa,
si potrebbe cosí anco fare di essi argento ed oro, cioè far loro
quelli pesi e prezzi che piacessero a chi le governasse. Ma, perché i
danari sono maneggio in generale e sono trasportati da un paese ad un
altro per far diversi contratti, però fa di bisogno fermarli in uno
essere, cioè nella forma e sotto gli ordini fondati e terminati sopra
l'unitá dei sette capi principali nell'antecedente  descritti.
E, ciò non facendo, sempre nasceranno di tempo in tempo disordini
grandi sopra il fatto di esse monete, e in particolare e in
universale.

E, per esser dunque i detti preciosi metalli coniati per uso generale,
com'è detto, è cosa molto necessaria e di grandissima importanza che
per essi vi sia un sol peso ed un sol prezzo generalmente, come se il
mondo fosse una sola cittá o monarchia, e fare quell'istesso di detti
peso e prezzi in universale come si fa e osservasi delli pesi e misure
nelle cittadi in particolare, e non altrimenti di quello che si faccia
dei numeri, quali sotto una regola sola servono per tutto il mondo:
cosa che non fanno i pesi e le misure particolari delle cittadi, che
in generale non servono. Ed ancora fare che li campioni, che per ciò
saranno necessari (destruendo ed anichilando affatto qualunque sorte
di pesi per l'oro e l'argento finora usati), tutti siano regolati e
ridotti sotto il peso del detto campione della libra di Bologna, e con
i partimenti di essa nel  VIII giá descritti, e che siano in
tutti i luoghi osservati per sempre, cosí nel far la tassa di tutte le
monete, come nel ridurre in monete i detti preciosi metalli. E tutto
ciò dovrassi fare ed osservare, accioché li contisti ed altri possano
per sempre fare i conti loro confronti con un sol ordine e una regola
sola per il fatto delle monete, come se ciò fosse stato loro da un sol
monarca commesso. Or qui, s'alcun dicesse che fosse cosa impossibile
di poter fare ed osservare tutto quello che nel precedente e nel
seguente  vien proposto, veramente di gran longa in ciò
s'ingannerebbe, per le molte e vere ragioni nel _Discorso_ allegate:
e, quando i prencipi possederanno ben questo fatto, conosceranno che
ciò non apporterá loro danno alcuno, ma sí ben utile onesto ed onor
perpetuo, e tanto per l'interesse particolare quanto per l'universale.
Oltreché, i nomi di quelli, che nelle loro cittá e zeche osservare
faranno questi ordini, eternamente con gran lode si manteneranno non
solo negli Stati e regni loro, ma ancora in tutte quelle parti del
mondo ove le loro monete saranno trasportate e spese: imperoché esse
saranno in effetto da ogniuno mantenute e conservate per sempre nel
loro essere e, tenute in gran considerazione e venerazione; il che
veramente sará a perpetua gloria di essi prencipi, che cosí le
averanno fatte fare.

Laonde la Santitá del sommo pontefice, la Maestá cesarea ed altri re e
prencipi a chi spetta tal impresa, abbracciando questo fatto,
potrebbono per legge publica ordinare che tutto ciò osservato fosse. E
senza alcun dubbio non sará persona o publica o privata (come cosí
tengo per fermo), che non accetti volontieri questi nuovi, veri,
reali, facili e cosí utili ordini; conoscendosi che le cose delle
monete sono per andar di male in peggio, ed anco perché ciascuno
desidera conseguire con effetto nelle monete e d'oro e d'argento la
giusta quantitá in peso del puro e del fino, che sia l'integro e real
pagamento del suo credito, e non altrimenti. E cosí anco è sempre
stata ed è mente delli re, prencipi e signori che da ciascuno sia
ricevuto nelli pagamenti tutto quello che di ragione e veramente aver
si debbe.